In viaggio attraverso i Social Network

30 06 2009

Quali sono le alternative al supercelebrato Facebook? Un viaggio alla ricerca di relazioni sociali mediate dal computer, tra feste di estranei, camerette disordinate, slang giovanili, attivisti locali e microblogger compulsivi

Di questo Facebook ne parlano davvero tutti. Ogni giorno vi vedo apparire gente che il giorno prima non riusciva a riconoscere il mouse da una stampante, tutti con la loro bella faccetta, i giochini e gli immancabili inviti a gruppi del tutto inutili.

Ma Facebook non è solo Facebook, da quando i giornali hanno scoperto il rutilante mondo digitale è diventato uno dei protagonisti del gossip mediatico. Esaurita l’infatuazione per YouTube, che ha salvato intere edizioni del telegiornale, ecco che tutti parlano di Facebook, tutti si fanno la pagina di Facebook, persino i politici si agitano a riempire il proprio bagaglio di Friends.

Armato di un indirizzo di posta elettronica che uso a scopi scientifici vado alla ricerca di nuove reti sociali. S’inizia con i social network in lingue straniere come Xiaonei (solo cinese), Odnoklassniki (russo) IRC-Galleria (Finlandese) o quelli ad invito come lo storicissimo TheWell o il mitico ASmallWorld. Un salto, ma solo un salto, lo si fa su MySpace dove i partecipanti non sembrano in età da guidare (legalmente) un motorino, una impressione che non indietreggia neppure di fronte a Fortune che afferma che il 52% degli utenti di MySpace hanno più di 35 anni.

Il nome non è tra i più accoglienti ma Orkut (il nome lo prende dal suo fondatore, Orkut Büyükkökten, ingeniere turco di Konya che ha lavorato a Google) è un social network piuttosto frequentato. Dalla sua home non trapela nulla. La politica è: iscriviti e noi apriamo le porte. In realtà anche dopo l’iscrizione la pagina azzurra rimane vuota. Dopo un po’ di click che elencano i servizi (friends, photo, liste, messages) tutti invariabilmente accompagnati da uno zero o dalla dicitura “none”, riesco ad accedere a una lista di community. Scelgo Art and Entertainment, tanto per stare sul leggero e mi trovo catapultato in mezzo a una serie di conversazioni (molte della quali condotte con caratteri non compatibili col mio browser). L’impressione è di essere capitato nel mezzo di una festa di estranei, amici tra loro da tempo, che ti guardano come fossi il ragazzo delle pizze.

Poco più in là incappo in Badoo, che si presenta decisamente più friendly, foto dappertutto di gente cool che ammicca. L’iscrizione è un gioco che finisce con un allegro Yaba-daba-doo! Malgrado ciò anche qui la pagina è vuota. Ok, non amici, allora? Prima di metter giù le mie di foto faccio un salto negli eventi. Maria, che si definisce «ambasciatrice ufficiosa» di Badoo mi da il benvenuto. E intorno a me mi ritrovo altre facce. Per lo più belloni molto cool e ragazze informal chic che si presentano con «se ti piaccio contattami» o «un bacio a tutte le ragazze». Clicco su un paio di occhi azzurri-capelli neri e scopro che è qui per fare amicizia, è eterosessuale, non fumatrice e ha i capelli neri. E poi foto, altre foto. Ma ciò che impressiona è che secondo Badoo la mia nuova amica ha ben 2.842 “sosia” nella sua stessa città. Una città di cloni adolescenti. Un brivido di terrore e con un clic mi eclisso.

Ho un’illuminazione: comprendo che ciò che mi rende così insoddisfatto dei social network è che sono per la maggior parte una semplice (a volte semplicistica) maniera di titillare il mio ego. Le mie foto, le mie opinioni, la musica, mi costringono a mettermi in evidenza anche per interposta “persona”: a quale film assomigli? A quale attore assomigli? Quale città hai vistato? Insomma ho bisogno di uno scopo. Per questo tento su MyChurch. Lì c’è un sacco di gente seria e un sacco di comunità religiose (rigorosamente cristiane) tra cui scegliere. E hanno pure le idee chiare, il loro motto è: express yourself, connect safely, unite with a purpose. Insomma sto qua, non rompetemi le scatole che ho qualche cosa di importante da fare. Un versetto di Matteo mi attende nella mia pagina personale tanto per ricordarmi dove sto: «E io vi dico, amate i vostri nemici e pregate per coloro che vi perseguitano». Per un attimo penso che stia parlando di Facebook. Intanto questo social network mi sembra ben organizzato e pulito. Poche foto (un sacco di maglioncini da nerd per gli uomini e cerchietti per i capelli per le donne), gli eventi, un piccolo blog collettivo e soprattutto una miriade di piccole comunità, legate a chiesette reali, che vengono “attivate” solo quando un certo numero di partecipanti vi aderisce. Mi sento fuori posto. Mi spiace ragazzi, la mia parrocchia non prevede un social network. Non sono particolarmente tifoso, non ho hobby ossessivi, non riesco a dedicarmi a nulla con bulimica attenzione, non sono un esperto di niente. Forse ho solo bisogno di tenermi in contatto. Un tocco e via.

Eccomi alle porte di Plurk, che si inserisce nel nuovo trend inaugurato da Twitter, ovvero il microblogging. Niente più lunghi post, giochi, test, ma una semplice frase per condividere con parenti e amici il proprio stato d’animo. Rispetto a Twitter l’utente Plurk inserisce i suoi commenti in una vera e propria timeline che segna i vari momenti della giornata. Insomma un microblogging per microblogger compulsivi che passano la giornata alla finestra (del browser) a commentare passo passo il tempo che passa. Ci provo, ma la mia timeline rimane desolata e vuota: non ho tempo, non mi ricordo di farlo, per cui a fine giornata si affollano i pochi post, per il resto vuoto.

Intanto ogni mattina la mia casella di posta elettronica si affolla di richieste di amicizia, di gruppi inutili, di commenti sulla mia faccia da Facebook. E così un po’ alla volta mi convinco che Facebook sia il migliore dei mondi possibili, non perché la sua tecnica sia perfetta, non perché, da solo, risponda a necessità umane fondamentali, e nemmeno perché è di moda ma semplicemente perché lì ormai c’è la mia casa virtuale, a dispetto della poca cura che le dedico sta in piedi, spesso ci passano amici e conoscenti, lasciano tracce e messaggi e qualche volta appare qualcuno da un lontano passato per fare due chiacchiere.

(tratto da apogeonile.com)


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